Guerra e Pace
Da molti anni, osservando il mondo, si ascoltano echi di guerre lontane, di morti che non fanno più notizia e che servono soltanto a gonfiare le statistiche.
Un tempo si restava scioccati, si provava ribrezzo e repulsione, si sentiva paura. Oggi quei sentimenti sembrano dileguati, annacquati nelle luci e nei festeggiamenti di una società tutta protesa verso l’anestetico del mondo: lo sballo.
Le mie parole possono apparire esagerate, eppure sono più attuali di quanto si pensi. Si pensa al mare, alla discoteca, agli apericena, ai vestiti, ai divertimenti, ma quasi nulla di ciò che riguarda gli eventi che caratterizzano il tempo in cui viviamo.
I telegiornali riportano notizie e in quel momento le ascoltiamo distratti: nulla riesce a scuoterci davvero, a portare il pensiero e l’anima a considerare che ciò che stanno vivendo altri esseri umani potrebbe, domani, accadere anche a noi.
I partiti politici, intanto, continuano le loro apologetiche reciproche: ciascuno cerca di scaricare sugli altri gli errori ideologici, propagandando la propria linea come l’unica giusta e corretta, proponendo soluzioni diplomatiche che sul campo si rivelano prive di efficacia.
In tutto questo marasma, però, a pagarne le conseguenze è sempre il popolo: coloro a cui è stata tolta ogni dignità e ogni reale capacità decisionale, perché qualcuno, in cima alla piramide, ha deciso per tutti secondo il proprio interesse.
C’è chi parla di strategie politiche e diplomatiche, e chi quelle strategie le traduce sul campo di battaglia. Tutti fanno un gran parlare, ma con una lingua sconosciuta gli uni agli altri. Tutti parlano e nessuno si comprende, un po’ come accadde sulla Torre di Babele.
I mercanti di armi si sfregano le mani guardando agli introiti della loro industria. I politici calcolano il consenso che deriverà dalla loro campagna elettorale, pro o contro la guerra. Gli investitori osservano le quotazioni di borsa in ragione delle decisioni che verranno prese. E il popolo? La gente comune? Sono loro a doverci mettere la pelle, a dover immolarsi alla follia di questa o quella figura istituzionale.
Non esiste una guerra giusta. Esiste una pace giusta: quella sì.
Il problema è che nessuno cerca veramente questa pace, perché a chi ha il potere di realizzarla non conviene. Tutti ne stanno pagando un prezzo altissimo, ma solo la povera gente.
Così questi personaggi dai mille interessi e senza Dio si affannano a perseguire il loro unico dio: il denaro. Veicolano come giusti i termini di patriottismo, armamento, pericolo di invasioni.
Nessuno pensa a una pace vera, mostrandola con l’esempio, pregando per essa, invece di inseguire il divertimento sfrenato che questi stessi burocrati promuovono proprio perché è l’anestetico che conduce a non pensare e a distaccarsi dalle realtà che ci circondano.
Si continua a credere che tutto ciò non accadrà mai a noi, perché siamo forti e che possa toccare solo ai popoli deboli. Ma quanto siamo deboli…
Preghiamo Dio perché ci aiuti a ribellarci a questa cultura e a distaccarci da questa droga del mondo che vuole condurci verso l’autodistruzione.
Padre Ambrogio


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